Innovazione tecnologica, gestione dei dispositivi digitali e un nuovo approccio alla relazione educativa. Sono questi i pilastri dell’esperienza di mobilità Erasmus+ (KA 121 – VET) che ha visto protagonisti quattro docenti della Fondazione ISB — Sara Benedetti, Gianluca Piretti, Michela Roncetti e Anna Tallarini — in missione a Figueira da Foz, in Portogallo, dal 28 marzo al 3 aprile 2026.

L’Intelligenza Artificiale come alleata

Al centro della formazione, l’impatto dell’Intelligenza Artificiale (IA) nel contesto scolastico.
Lungi dall’essere vista come una minaccia, l’IA è stata analizzata come uno strumento imprescindibile per la didattica moderna, a patto di promuovere un uso consapevole e critico. Tra le linee guida emerse: la necessità di dichiarare sempre l’uso dell’IA, la protezione dei dati sensibili e la verifica costante delle fonti. L’obiettivo è trasformare la tecnologia in un “alleato”; per sviluppare il pensiero critico degli studenti. Il gruppo di lavoro ha elaborato strategie per contrastare la distrazione e la dipendenza digitale, proponendo momenti di formazione per insegnare competenze digitali etiche e la stesura condivisa di regole tra docenti e studenti.

Alla scoperta del Portogallo: l’importanza del viaggio per consolidare il
legame tra colleghi

L’esperienza Erasmus non è stata solo una formazione frontale, ma un potente esercizio di coesione del team docente. I momenti dedicati alle escursioni sul territorio — da Lisbona, alla storica Biblioteca Joanina di Coimbra e al Museo Santos Rocha, fino alle escursioni naturalistiche nei boschi di eucalipto della Serra Boa Viagem — sono stati fondamentali per consolidare il legame tra i colleghi. Camminare lungo il litorale di Figueira da Foz o condividere la scoperta di nuovi contesti culturali ha favorito uno scambio di idee più libero e creativo.
Al termine del percorso, il gruppo concorda sul fatto che il vero valore della mobilità risieda nella capacità di uscire dalla propria “zona di comfort”. Il confronto con colleghi stranieri sui problemi comuni — come i comportamenti oppositivi degli alunni o la necessità di adattare la scuola ai ritmi della “gratificazione istantanea” dei videogiochi — si è rivelato prezioso.
Tornare in classe con “nuovi occhi” significa, per questo team, non solo applicare nuove regole sull’IA o sui cellulari, ma adottare una visione della vita e dell’insegnamento più dinamica, capace di guardare il mondo da angolazioni diverse e di trasmettere agli studenti l’importanza di un pensiero sempre aperto e critico.